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"Essere e tempo" di Martin Heidegger, pubblicato nel 1927.
Sento poter dire di questo scritto che l'approccio allo stesso deve essere inteso come una seconda occasione che si offre a noi di poter vedere il mondo con gli occhi d'un essere che comincia il suo percorso di conoscenza.
Mi sentirei ancor di invitare alla sua lettura con lo spirito d'un bambino che approccia a ciò che gli è intorno. Secondo la mia esperienza è stata questa la chiave per ha permesso la sua comprensione. Naturale che il linguaggio non sia tale qual quello d'un bambino, semplice ed elementare, ma è comunque un "linguaggio" e come tale va trattato: praticato; è forse l'unico sforzo che viene richiesto.
È un trattare l'esistenza nella sua natura, così come ci si presenta dall'elementare al complesso, come penso si costruisca nella mente dell' "essere", nel suo percorso di scoperta.
Ecco perchè diventa un testo che dal filosofico porta il lettore sul piano dell'analisi dello psicologico; é una naturalezza che, nella complessità dell'esperienze vissute, abbiamo perso e che non ci consente l'immediata presa d'atto nella lettura se non dopo una riflessione cercata, obbligati come siamo dal passaggio nell'esistenza del vissuto umano ed ecco perchè è uno dei testi che nella visione fenomenologia resta un punto cardine per la comprensione di taluni eventi umani.


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